Voglia di Boutique Hotel

Tecnicamente parlando, l’utilizzo del termine “boutique” per descrivere una tipologia di alberghi non è stata una soluzione felice.

Questo almeno fino a quando non è stato avvicinato a quello di “brand” e personaggi del calibro di Ian Schrager – presidente della Ian Schrager Company e pioniere del concetto di boutique hotel – cominciarono a trasformare in alberghi alcuni edifici che non rientravano nei canoni ufficiali delle grosse catene alberghiere.

E dopo appena qualche decade, la nozione di boutique hotel è diventata così popolare che albergatori d’ogni categoria stanno cercando di sviluppare un proprio marchio “boutique”.

Descritte anche come lifestyle o design hotel, queste strutture abbandonano quella standardizzazione che aveva sempre caratterizzato la filosofia delle catene alberghiere, a favore di singole strutture create per una specifica località o clientela.

In passato i primi boutique hotel non riuscirono a conquistare quella categoria di utenti che viaggiano per lavoro. La causa era da rintracciarsi in camere da letto poco funzionali e un servizio a volte discontinuo. È anche vero, però, che le nuove strutture hanno fatto tesoro delle esperienze passate e stanno offrendo servizi sempre più apprezzati da questo importante segmento di clientela.

La provocazione visiva e un approccio originale si mescolano con un servizio davvero imbattibile”, spiega entusiasta Ian Schrager, riconoscendo i difetti di alcuni dei suoi primi alberghi della categoria. Lacune attribuite, comunque, a quella che era una mancanza di risorse piuttosto che un’ipotetica strategia studiata a tavolino.

“Credo che il percorso che abbiamo iniziato rappresenti il futuro dell’industria alberghiera“, afferma sempre Ian Schrager. “Se crei qualcosa di unico, che ti distingue dagli altri, la gente vuole provarla.”

Concetti che nelle parole di Bjorn Hanson – uno dei principali esperti economici del settore turistico – si trasformano in uno slogan ancora più incisivo: “se c’è un albergo che sembra particolarmente adatto a te, sarai sicuramente disposto a pagare qualcosa in più per andarci.

Fonte: Susan Stellin, New York Times

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